Segni che arrivano dal Purgatorio.

Segni che arrivano dal Purgatorio

100-S-PIn questi giorni sta per essere ultimato il libro "100 domande sul Purgatorio", scritto a quattro mani da Don Marcello Stanzione e dal saggista Gianandrea de Antonellis, e che ha come oggetto quello tra i tre regni dell'aldilà di cui si parla meno, ma che da sempre desta curiosità tra credenti e non. Dante lo descrive come una montagna formatasi specularmente alla voragine dell'inferno, e lo colloca al polo sud, inteso simbolicamente come luogo opposto a Gerusalemme. Anche l'iconografia legata al purgatorio è ricca, e risulta simile a quella dell'inferno ma con gli angeli o la Madonna al posto dei diavoli. Lo studioso Jacques Le Goffe, dedicandogli un saggio, lo descrive come un'esigenza dell'immaginario cristiano.

Per gli induisti rappresenta la vita terrena in attesa dell'annullamento dell'anima nel vuoto del Nirvana, mentre Ebrei, protestanti, e valdesi lo ritengono una pura invenzione; eppure la dottrina cattolica ne attesta l'esistenza, ritenendolo il luogo della purificazione dalle colpe della vita terrena, dove ci si prepara ad accedere al paradiso. Non è però, attenzione, un luogo di passaggio tra l'inferno e il paradiso, poiché le anime peccatrici condannate alla dannazione eterna, non potranno accedervi mai.
Le basi teologiche che attestano l'esistenza del purgatorio le troviamo sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, oltre che in numerosi scritti della patristica, da San Gregorio Magno a San Paolo. Alla testimonianza del purgatorio sono da sempre accostate le figure di Sant'Odilo, Santa Brigida, la neo Beata Madre Speranza e San Michele Arcangelo; quest'ultimo raffigurato con la bilancia con cui pesa i peccati delle anime.
Ma è soprattutto attraverso le apparizioni in sogno e le rivelazioni dei Santi, che oggi abbiamo un'idea di cosa esso rappresenti. A San Tommaso più volte in sogno sono apparsi nel corso della vita la sorella badessa e un amico prete, entrambi defunti, chiedendogli di pregare per loro e per tutte le anime del purgatorio.
Oltre ad apparire in sogno richiedendo preghiere e messe affinché si riduca la propria sofferenza, le anime del purgatorio hanno da sempre, secondo i numerosi studiosi e appassionati del tema, lasciato tracce chiare della propria esistenza.

A Roma, fu il prete missionario Victor Jouet alla fine dell'ottocento, ad acquistare il terreno per costruire quella che ancora oggi conosciamo come Chiesa del Sacro Cuore, dedicata proprio al suffragio delle anime, e che contiene l'affascinante Museo delle anime del Purgatorio. Si racconta, infatti, che verificatosi un incendio, tra le fiamme fu rinvenuta un'immagine di un volto umano infelice. Da quel momento per il parroco francese iniziò un percorso in giro per il mondo, alla ricerca di tutte quelle presunte tracce, ovvero i segni tipici che caratterizzano le testimonianze che arrivano dal Purgatorio. Pare infatti che le anime che stanno espiando le proprie colpe, da sempre cerchino di comunicare con noi lasciandoci impresse su tessuti, libri, tavole o mura, impronte inquietanti di volti sofferenti, oppure dita e mani infuocate. Tutte queste sono presenti ancora oggi all'interno del museo.
Di manifestazioni simili nel corso della storia ce ne sono state tantissime, Italia compresa, e questo ha permesso anche grazie ai numerosi processi ecclesiastici che hanno in alcuni casi appurato la veridicità delle testimonianze, di accrescere la convinzione diffusa che i defunti che si trovano nel purgatorio cerchino di attrarre la nostra attenzione per chiederci preghiere e messe di suffragio, oltre che elemosine, indulgenze e opere di penitenza, affinché tutte queste facilitino la remissione della pena e lo sconto dei peccati commessi.

Il Catechismo della Chiesa del 1997 dedica grande spazio al purgatorio, dandone conferma, e la dottrina della Chiesa cattolica confermata anche dal Concilio di Trento "ci ha insegnato che il Purgatorio esiste e che le anime vi sono trattenute per essere aiutate dai Suffragi dei fedeli ...".
La credenza del purgatorio rimane comunque da sempre molto contrastata: gli ortodossi, per esempio, non accettano la dottrina pur pregando durante la Pentecoste per i defunti, poiché credono possibile con l'intervento della misericordia divina, che ci possa essere una salvezza non dal purgatorio ma dall'inferno verso il paradiso. Sempre secondo Le Goffe a partire dall'Illuminismo e dalla successiva rivoluzione industriale risulta abbattuto l'intero apparato di credenze compresa quella visione ternaria su cui si fondava la nostra cultura fatta di "omne trinum est perfectum", che a partire dal medioevo era applicata sia al pensiero speculativo che alla vita comune, e che ha prodotto un vero e proprio cambio di mentalità.

La cultura moderna, infatti, è fortemente protestantizzata, e tende a semplificare tutti gli aspetti della vita con la visione dualistica e fatalista: inferno e paradiso, per esempio, Bene e Male, escludendo del tutto il purgatorio, e di conseguenza la concezione del perdono. Considerando che i peccati da scontare in purgatorio sono gli stessi dell'inferno, ma ciò che li contraddistingue e che ne giustifica l'esistenza è il fatto che soltanto chi si è distinto tra le anime per il proprio sincero pentimento, potrà insieme alla confessione e alla preghiera, non essere destinato eternamente all'inferno ricevendo il perdono dopo aver passato una parte di tempo in purgatorio espiando le colpe di cui si è pentito, per poter finalmente accedere alla grazia eterna in paradiso.
Ancora oggi si tramandano antiche novene e devozioni dedicate alle anime del purgatorio, oltre alle preghiere più note dedicate a queste anime come l'eterno riposo, destinato ai defunti, e il Rosario, che San Pompilio Pirrotti si narra recitasse nella chiesa del Purgatorio a Montecalvo Irpino addirittura insieme alle anime defunte.
Il purgatorio non riguarda soltanto la fede cattolica, e talvolta le influenze tra mondo islamico e mondo cristiano risultano più forti di quello che sembrerebbe. Nulla infatti desta più curiosità del famoso Ponte del Capello, nel nostro Paese presente in tante raffigurazioni cristiane medievali dell'Aldilà, e che coincide con quello citato dal Profeta Maometto: "Quando i credenti riescono ad evitare il fuoco dell'inferno, vengono trattenuti su un ponte che sta a metà tra il paradiso e l'inferno. Qui devono scontare i peccati che hanno commesso nel mondo, finché non saranno mondati e purificati. Allora potranno entrare in paradiso". Un ponte cioè, così sottile, che solo le anime più leggere potranno oltrepassarlo.

di Nancy Squitieri

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