COME I CRISTIANI ORTODOSSI VEDONO IL PURGATORIO

COME I CRISTIANI ORTODOSSI VEDONO IL PURGATORIO

Di don Marcello Stanzione

Anime purgantiIl Purgatorio è una dottrina specifica della Chiesa cattolica circa coloro , che , morti in comunione con Dio, devono essere purificati, per i meriti di Cristo, dagli effetti di peccarti gravi già perdonati (escatologia) o dagli effetti di quelli veniali. Negata dai Valdesi e dagli Albigesi la dottrina fu sviluppata dai teologi latini, specialmente dall'XI al XIII secolo, in base a fonti bibliche (2 Macc 12, 38-46; Mt 5, 26, 1 Cor 3, 11-15) e patristiche (e. g., da Tertulliano [+ ca 225], s. Cipriano [+ 258] , s. Efrem [+ 373], s. Gregorio di Nissa [+ 394]. Trovò accesso in Oriente soprattutto attraverso la professione di fede di Michele VIII Paleologo a Lione II (1274) e attraverso il concilio di Ferrara – Firenze (1438 – 1443). Il discorso sul Purgatorio di Fra Bartolomeo OFM ( 1231/ 1232) sembrò a Giorgio Bardabes, vescovo di Corfù, una versione della apocatastasi di Origene (+ ca 254) che tuttavia aveva inteso il fuoco in senso spirituale. I decreti conciliari di Lione II (DH 856 – 859) e di Firenze (DH 1304- 1306) non parlano di fuoco, ma di "pene purificanti" (poenis purgatoriis).

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COSA INSEGNA IL CATECHISMO TRIDENTINO SUL PURGATORIO.

COSA INSEGNA IL CATECHISMO TRIDENTINO SUL PURGATORIO?

Di don Marcello Stanzione

vaticano2Chi muore in grazia di Dio, ma non è ancora libero da tutti i peccati e quindi dalle pene da scontare, non può entrare in cielo. San Giovanni scrive della città celeste: "In essa non può entrare nulla che non sia puro" (Riv. 21,27). Chi deve ancora scontare le sue colpe arriva in un luogo di purificazione che noi chiamiamo purgatorio. Le anime del purgatorio sono piene di pentimento per i peccati commessi e desiderano ardentemente vedere il Santo e buon Dio. Devono pagare con gravi dolori le loro colpe. La pena maggiore è di non poter vedere Dio: la loro maggiore consolazione è che Lo vedranno presto e saranno salvi per l'eternità. Le anime del purgatorio non possono far nulla per se stesse, per poter abbreviare le loro pene. Ma Cristo, il loro Salvatore, intercede presso l'Eterno Padre per loro, e così Maria e tutti gli altri santi in cielo. Per mezzo di Cristo anche noi possiamo pregare e sacrificarci per le anime del purgatorio, in modo che siano presto liberate dalle loro pene. Il purgatorio dura fino al giudizio universale. Dopo il giudizio universale esisteranno solo Cielo e Inferno.

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LA VIA CRUCIS

LA VIA CRUCIS: UN PIO ESERCIZIO QUARESIMALE DA FARE IN SUFFRAGIO DELLE ANIME PURGANTI

Di don Marcello Stanzione


Nei venerdì di quaresima è tradizione nelle nostre parrocchie fare il pio esercizio della Via Crucis. Dopo la S. Messa, la Via Crucis è la preghiera più meritoria per le anime del Purgatorio. L’amore che Gesù ha avuto per le anime in tutta la sua vita e specialmente nella sua passione e morte è talmente grande che non può essere compreso pienamente da nessuno. Se l’anima potesse comprenderlo morirebbe d’amore o morirebbe per il dolore, nel primo caso nel considerare la misericordia di Dio, nel secondo vedendo Gesù cristo così misconosciuto ed offeso dagli uomini. La morte di Gesù è, dunque, un mistero d’amore e di dolore, che ha avuto come fine la nostra salvezza eterna. Non ci sono spiegazioni razionali. L’amore di Dio non ha un “perché”: è gratuito. L’amore si riconosce soprattutto nel soffrire per l’altro. Durante la sua vita Gesù aveva detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri nemici”. Ma il suo amore è ancora più grande, perché ha dato la vita per noi suoi nemici in quanto peccatori. Il profeta Isaia, diversi secoli prima, diceva del Redentore: “Veramente egli si è addossato i nostri mali, si è caricato dei nostri dolori. Noi lo credevamo trafitto, percosso da Dio e umiliato, mentre egli fu piagato per le nostre iniquità, fu calpestato per i nostri peccati. Il castigo, che è pace per noi, pesò su di lui e le sue piaghe ci hanno guarito. Tutti noi andavamo errando come pecore, ciascuno deviava per la sua strada, ma il Signore ha fatto ricadere sopra di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si è umiliato e non ha detto una parola; quale agnello che si porta ad uccidere, come una pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non ha aperto la bocca. Con iniqua sentenza fu condannato”. Il pio esercizio della Via Crucis ci fa rivivere la Passione e la morte di Gesù con tutte le sue sofferenze ed umiliazioni, nelle quali si legge a chiare lettere il suo amore infinito e misericordioso. Non possiamo né dobbiamo fare la Via Crucis come spettatori che guardano, ma come anime che condividono le sofferenze di Gesù per il bene dell’umanità e delle anime del Purgatorio. Fare come Maria che, nel silenzio, ha partecipato alle sofferenze del Figlio, bevendo fino in fondo l’amaro calice. La Passione e morte di Gesù è un libro di meditazione inesauribile, è un oceano sconfinato… Il crocifisso è la sintesi e il compendio dell’amore di Dio, è il segreto della vita spirituale. Come nella Chiesa primitiva i battezzandi, per essere liberati dal peccato, venivano immersi nell’acqua, così noi, se vogliamo liberarci dalle pastoie del peccato e dalle inclinazioni peccaminose, dobbiamo immergerci nella meditazione della Passione e morte di Gesù Cristo. Il nostro Divin Redentore ha sofferto nel corpo, nel cuore e nell’anima. Sofferenze del corpo: flagellazione, incoronazione di spine, crocifissione… Sofferenze del cuore: tradimento di Giuda, rinnegamento di Pietro, ingratitudine del popolo, presenza di sua Madre. Sofferenze dell’anima: abbandono totale, fino a farlo gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Gesù muore come un malfattore. Gli uomini che gli stanno attorno sono mossi da un odio bestiale, come belve selvagge straziano il suo corpo; trionfano le potenze infernali. Chiediamo a Gesù ed a Maria la grazia di portare con cristiana rassegnazione, per la spinosa via del mondo, la nostra croce. Come il sale insaporisce le vivande, così il dolore, accettato ed offerto, deve rendere gradire a Dio le nostre azioni anche le più insignificanti. Le piccole croci di ogni giorno formano la via sulla quale dobbiamo camminare per andare in Paradiso. L’amore che non passa per la sofferenza non è genuino. “Il patire nella vita è una grazia divina maggiore della grazia del godere, perché il Signore vuole essere pagato con quella stessa moneta che Egli ha sborsato per noi” (S. Giuseppe da Copertino). La penitenza e la mortificazione sono indispensabili per la salvezza. I cinque sensi (gola, vista, udito, tatto, olfatto) ci portano al peccato se male utilizzati,costituiscono, invece, un mezzo che ci unisce intimamente a Gesù se li utilizziamo col mortificarli spesso. Uno dei santi che ha diffuso tra il popolo la Via Crucis, oltre S. Paolo della Croce, è stato il francescano S. Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), predicatore instancabile ed infiammato d’amore per la Passione di Cristo. Nell’Anno Santo 1750, S. Leonardo predicò la Via Crucis nel Colosseo. Era la prima volta che si celebrava un rito religioso nell’anfiteatro Flavio. Da quell’anno, in quel luogo dove tanti martiri versarono il proprio sangue per amore di Gesù Cristo, ogni venerdì Santo, si svolge il rito della Via Crucis, con la partecipazione del Papa e di una folla immensa di fedeli. D’allora il Colosseo fu considerato un luogo sacro, meta di devoti pellegrinaggi, e nessuno ne asportò più pietre per usi privati.

IL PURGATORIO

DOV’E’ IL PURGATORIO?

Di don Marcello Stanzione


Non è raro che domande di questo genere vengono rivolte anche da persone d’una certa cultura a chi dovrebbe saper rispondere: dov’è il Purgatorio? Prima di tentare una risposta, su base biblica, vogliamo fare due precisazioni. La prima: la domanda potrebbe essere formulata in modo diverso e più completo: Dove sono i morti? La seconda: ricordiamo, sempre con riferimento alla Bibbia, che la Rivelazione è stata fatta da Dio progressivamente, ed ha trovato il suo compimento nei fatti e nei detti di Gesù. Prima di Cristo, ossia nell’Antico Testamento, vi era una geografia dell’aldilà in termini piuttosto precisi. Gli Ebrei, e non solo essi, immaginavano che i morti, tutti i morti, andassero in una regione chiamata Sceol (in greco Ade), situata al di sotto dell’oceano, al centro della terra.

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LE MESSE GREGORIANE.

LE MESSE GREGORIANE

Di don Marcello Stanzione

 

San Gregorio Magno, nei “Dialoghi” narra che nel monastero di S. Andrea a Roma morì un suo confratello di nome Giusto, che faceva l’infermiere della comunità. Il monaco non sempre aveva osservato la povertà, secondo le prescrizioni della regola, dando cattivo esempio al riguardo anche agli altri. Alla fine della vita si pentì del male fatto. Siccome era stato disponibile verso i malati, praticando con abnegazione e competenza l’arte medica, i confratelli pregarono e celebrarono sante messe, per suffragare la sua anima.

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